Critica letteraria

Paraboliche dell’ultimo giorno – Cantiere per un video in costruzione

Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa

Cantiere per un video in costruzione

 

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Diciassette variazioni senza pudore di Emilio Villa

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Diciassette variazioni senza pudore di Emilio Villa

 

A dieci anni dalla sua scomparsa, parlare in questa sede di Emilio Villa (1914-2003) significa evidenziare quelle principali componenti della sua poesia, quali sono la disinvoltura e la libertà d’espressione. Questi tratti, validi anche per definire la sua avventurosa e complessa vita, si possono ritrovare perfettamente rappresentati da una delle opere fondamentali della sua ricca produzione artistica, le Diciassette variazioni proposte su temi per una pura ideologia fonetica [1]. La silloge si mostra a metà degli anni Cinquanta con orizzonti nuovi e di proposta neoavanguardista per il panorama poetico italiano. Per Villa stesso è l’inizio di una nuova fase che segue la prima, di aderenza più neorealista e di minore carico innovativo. Egli ‘trasgredisce’ al perbenismo della tradizione lirica e a quella dei ‘poeti puri’, proponendo una poetica in movimento ? o apoetica ? che nega alla propria versificazione qualsiasi affermazione in uno stile o forma precisa. Le sue variazioni si costituiscono di continui contrasti formali e concettuali.

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http://www.griseldaonline.it/temi/pudore/diciasette-variazioni-senza-pudore-villa.html

Per Emilio Villa – Parabol(ich)e dell’ultimo giorno

Ivan Fassio

Per Emilio Villa – Parabol(ich)e dell’ultimo giorno

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Sfogliando il volume di recentissima pubblicazione Parabol(iche) dell’Ultimo Giorno. Per Emilio Villa (Dot.com Press Edizioni), antologia di omaggi, testi critici e inediti dello stesso Villa, leggiamo che, secondo Andrea Zanzotto, il poeta lombardo rappresentava “l’incarnazione effettiva […] di un aspetto della mitologia poetica contemporanea, nella quale molto è offerto all’evocazione di un’alterità: presente e inafferrabile”. Si apre con questa citazione la trattazione di Andrea Cortellessa intitolata Emilio Villa: dissidente fonetico, rielaborazione e ampliamento di testi editi precedentemente e de “Il guastatore cosmico”, recensione a Il Clandestino. Vita e opere di Emilio Villa dello studioso Aldo Tagliaferri. Dopo una breve analisi di Parole Silenziose, testo fortemente lirico presente nella prima raccolta Adolescenza (1934), il critico analizza il percorso di Emilio Villa, dalle influenze di Dino Campana, agli inizi legati all’ermetismo, fino alle intuizioni di nuove modalità precorritrici delle sperimentazioni degli Anni Sessanta.

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http://www.canalearte.tv/news/per-emilio-villa-paraboliche-dellultimo-giorno/#

Emilio Villa – Linguistica

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Dopo Lunetta, Emilio Villa, l’uomo che più di tutti ha tentato di sconfiggere la maledizione babelica attraversando linguaggi moderni e remoti. Un importante testo, “vera e propria dichiarazione di poetica in versi”, accompagnato da un saggio di Flavio Ermini, entrambi tratti dal libro “Parabol(ich)e dell’ultimo giorno”, a cura di Enzo Campi, Le Voci della Luna – Poesia / DotCom Press, 2013, pubblicato in occasione del decennale della morte. Un volume collettivo che raccoglie opere dell’autore, e contributi critici e scritti dedicati di Daniele Bellomi, Dome Bulfaro, Giovanni Campi, Biagio Cepollaro, Tiziana Cera Rosco, Andrea Corlellessa, Enrico De Lea, Gerardo de Stefano, Marco Ercolani, Flavio Ermini, Ivan Fassio, Rita R. Florit, Giovanna Frene, Gian Paolo Guerini, Gian Ruggero Manzoni, Francesco Marotta, Giorgio Moio, Silvia Molesini, Renata Morresi, Giulia Niccolai, Jacopo Ninni, Michele Ortore, Fabio Pedone, Daniele Poletti, Davide Racca, Daniele Ventre, Lello Voce, Giuseppe Zuccarino, Enzo Campi. Insomma un libro di sicuro interesse, non solo per chi persegua una scrittura sperimentale, ma anche per quelli che nella loro scrittura cercano spunti per assumersi qualche rischio, deviando almeno un po’ l’ordinario flusso della corrente. (Giacomo Cerrai)

 

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http://nblo.gs/Z3yw1

 

 

Ivo De Palma – Estratti da “Linguistica” di Emilio Villa

(promo video realizzato per l’evento su Villa

alla Galleria Oblom di Torino – Settembre 2013)

 

 

 

La scrittura della Sibilla – Emilio Villa

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Dall’infaticabile Daniele Poletti un altro importante lavoro, sotto forma di ebook,  per ricordare e veicolare il pianeta Emilio Villa con un’antologia di testi villiani e contributi di Carlo Alberto Sitta, Aldo Tagliaferri, Ugo Fracassa, Cecilia Bello Minciacchi, Enzo Campi, Giorgio Barbaglia

http://www.diaforia.org/floema/2014/05/30/la-scrittura-della-sibilla-emilio-villa/

Emilio Villa

Le l’oiseau-pèr(dr)e (1947)
da “Heurarium”

Le l’oiseau–pèr(dr)e dans une femme fine
le lois-au-pair
l’oiseau-pourdre
l’oie sceau des rivages
l’oiseau barr(nn)ière
oiseau-mèr(ttr)e / dans une flamme bîme
l’oiseau-meur(tr)e
l’oiseau-derr(n)ière / l’oiseau par(r)tèr(r)e–
l’oiseau-barre des incidents
voix-isobare des actes noirs
c.à.d. l’OISEAU-TOUT
hérissa ses plumes dans la vortige irradiée
et pénétra interieur tra
il aiguisa trois / fois son bec
et secoua sous le culciel
35 l’échec des embruns
les coulecouleurs dla durée
des éclats horizontales
moral: il faut secouer un nautre amour

 

 

I tempi dell’arte secondo Emilio Villa

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Giuseppe Zuccarino

 

 

I tempi dell’arte secondo Emilio Villa

 

 

[…] Quando parla di sacrificio, però, Villa non intende riferirsi ai riti delle varie religioni storiche antiche, che a suo avviso non hanno nulla a che vedere col modo di pensare e operare dell’uomo paleolitico: «Le condizioni magiche, mitiche o animistiche sono irreversibili: non possono cioè essere trasferite, revertite, nella condizione integrale del sacrificio preistorico, che non può essere inteso come “religioso”, né come magico, o mitico o animistico. Il sacrificio preistorico è, in un modo più organico, come substrato, semplicemente: “nutritorio” e “uccisorio”, con finalità chiuse nella propria vicenda di espressione e di simbolo» [1].

  Per l’uomo dei primordi, il sacrificio è energia, nutrimento, è un modo per ristabilire l’equilibrio. Si tratta dunque di un atto incentrato su se stesso, un atto iniziale e generativo: «Uccidere è l’esperienza assoluta del primo vivente; è il primum; uccidere, come ferire, entrare, penetrare, estrarre, sviscerare, espellere. Nelle testimonianze immaginarie attive dell’uomo, l’atto di uccidere appare legato agli impulsi primari della fecondità» [2]. Nel sacrificio, il ruolo dominante spetta senz’altro agli animali: «Oggetto e soggetto dell’atto dell’uccidere, o sacrificale, è la bestia: la bestia viene assunta, sotto l’impulso immaginario, in una sfera metamorfica […]. Per definirla ideologicamente, diciamo che è bestia-dio» [3]. Ciò spiega fra l’altro perché, nella sua ostinata ricerca di uno strato culturale che sia il più possibile originario, quando si trova impegnato a tradurre e commentare opere antiche Villa interpreti le divinità (siano esse mesopotamiche, greche o ebraiche) come strettamente connesse agli animali. Così, nella sua lettura dell’Odissea, egli vede profilarsi, attraverso i nomi o epiteti delle creature divine (ma la stessa cosa vale per gli eroi) altrettanti animali: in Atena la civetta, in Circe il falco di palude, in Era la vacca, in Apollo il topo; oppure, nel tradurre il Genesi, riconosce in Jahwè, come del resto nel dio babilonese Marduk, il toro [4].

  L’uomo primordiale si caratterizza dunque «come homo feriens (aspetto profondo dell’homo sapiens)», e sperimenta una «tentazione dinamica, puramente immaginaria, e nutrita di alti poteri equilibranti» [5]. Allo stesso bisogno risponde quell’altro aspetto della sua attività che, non senza una certa improprietà terminologica, definiamo artistico: «L’arte, come spiraglio, come spiraculum anzi, feritoia: l’arte che ferisce il mondo, il divino, che infligge la piaga solenne nel corpo del mondo: l’arte come strumento sacrificale» [6]. Anche se l’atto compiuto e l’atto simbolizzato non sono del tutto sovrapponibili, esiste fra loro una continuità: dato che la ferita praticata sul corpo della vittima reale va intesa come un segno, non può sorprendere il fatto che, quando si passa all’arte, tale segno venga prodotto fisicamente sulle effigi degli animali raffigurati (tramite il lancio contro di esse, sulla parete di roccia, di oggetti appuntiti) oppure evocato come immagine, all’interno della scena dipinta o incisa, sotto forma di frecce che colpiscono gli animali. «Dal taglio all’intacco, dall’incisione al graffito, dalla traccia di punta alla traccia colorata, il simbolo si sostiene e progredisce di intensità, proprio in ragione dell’affievolirsi dell’analogia realistica, e dell’intensificarsi della sensibilità concezionale dell’uomo: la lacerazione del ventre dell’animale scolpito con taglio profondo porta ancora il ricordo della violenza attiva sul corpo dell’animale vero; mentre la traccia dipinta è simbolo puramente concettuato del segno originario, ed è violenza contenuta, ma mentale in senso più fluido» [7] […]

NOTE

[1] E. Villa, L’arte dell’uomo primordiale, op.cit.

[2] Ibid. p. 13.

[3] Ibid. p. 16.

[4] Ibid. pp. 19-20.

[5] Ibid. p. 23.

[6] Ibid. p. 26.

[7] Cfr. E. Villa, Nota del traduttore, in Omero, Odissea, Milano, Feltrinelli, 1972, pp. 350-351 (Atena, Circe, Era, Apollo) e p. 365 (Marduk); E. Villa, [Sulla traduzione del Genesi], in AA. VV., Emilio Villa poeta e scrittore, Milano, Mazzotta, 2008, p. 35 (Jahwè).

 

(il saggio completo è contenuto in

AA.VV. Paraboliche dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa)

 

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Il volume può essere acquistato via email

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Biagio Cepollaro – Per Emilio Villa

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Biagio Cepollaro

 

 

Per Emilio Villa (estratti)

 

 

Pare che Altri Termini e Tam Tam fossero le due riviste più importanti in Italia a proseguire la ricerca sperimentale degli anni Sessanta, in un periodo che era già dominato dalla reazione neoromantica e neoclassica all’uscita dei Novissimi. Nell’ambiente di Altri termini i contatti con Spatola, Costa, Vicinelli, Niccolai, erano frequenti. Attraverso questi poeti circolava già la storia e la leggenda di questo poeta straordinario che aveva rifiutato tutti gli aspetti narcisistici e superficiali della poesia italiana per ritrarsi volontariamente e testimoniare questa sua fede nella poesia e nell’arte. E tutto questo a fronte di poeti che erano diventati già piccoli baroni universitari o giornalisti di successo. L’alternativa rappresentata da Villa era per noi prima esistenziale ed etica e poi letteraria. Mi piaceva insomma questa figura di Emilio Villa ancor prima di averne letto una sola pagina. […]

Villa aveva provato forse a tornare alla confusione originaria per individuare l’archetipo iniziale, il punto da cui tutto prese le mosse  come la preistorica venere, la contaminazione della seconda metà degli anni Ottanta anticipava lo scenario della perdita delle identità a cui almeno quattro secoli di storia moderna ci avevano abituati. Erano in gioco le letterature nazionali e la differenza tra la lingua del centro e la lingua della periferia, era in questione l’azzeramento dello spazio di cui parlava il dromologo Paul Virilio. La fine, per così dire, si ricongiungeva come nella figura dell’uroboro, con l’inizio. Eppure il realismo come punto di arrivo delle sperimentazioni linguistiche restava. Realismo inteso come il desiderio di affidare alla scrittura il compito di sondare una qualche verità che solo la scrittura letteraria o l’arte avrebbero potuto restituire e indicare. Ecco: forse il primitivo e l’originario erano dimensioni più accessibili direttamente all’arte e alla poesia, per via archetipica… O mitica. […]

Era estraneo sia ad una forma di classicità imperante che ai canoni della neoavanguardia che stavano per essere proposti. Tra gli epigoni dell’ermetismo da una parte e i fenomenologi e i marxisti dall’altra: non c’era spazio probabilmente per il suo pensiero che era diverso radicalmente. Quando lo Strutturalismo veniva sbandierato per farla finita con tutti i misticismi e gli impressionismi, Villa indagava con i mezzi dell’intuizione linguistica a ritroso le dimensioni umane e ciò avveniva anche attraverso la comprensione-digestione-restituzione delle opere di Burri che non avevano equivalente nell’ingessato mondo letterario italiano, sia tradizionalista che antitradizionalista: si trattava semplicemente di un’altra energia, ancor prima che di un’altra idea… […]

Si potrebbero mettere a confronto Villa e Sanguineti su di un piano come quello della dimensione orale. Mentre in Sanguineti l’insistenza fonosimbolica, per così dire, ha la funzione soprattutto di produrre dei giochi di parole, dei calembour, con una forte ironia e quindi desublimazione dei materiali su cui lavora, nel caso di Emilio Villa la dimensione orale ha la funzione di accorpare, aggregare, agglutinare in un accumulo elementi eterogenei. Ma questa aggregazione finisce con il presentare la realtà nella sua densità, nella sua complessità… Quindi lo stesso elemento, la stessa importanza data alla dimensione orale, in Sanguineti finiscono con il sortire un effetto tutto sommato ludico e talvolta virtuoso, mentre invece in Villa hanno una funzione conoscitiva: è il mondo, è la realtà che viene esplorata attraverso questo modo di far funzionare la vicinanza sonora tra le parole. […]

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(il saggio completo è contenuto in

AA.VV. Paraboliche dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa)

 

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Linguistica / La sostanza originaria dell’alba

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Emilio Villa

Linguistica (estratti)

Non c’è più origini. Né.                                    Né si può sapere se.

Se furono le origini e nemmeno.

E nemmeno c’è ragione che nascano

le origini.                            Né più

la fede,              idolo di Amorgos!

chi dici origina le origini nel tocco nell’accento

nel sogno mortale del necessario?

No, non c’è più origini.                                                No.

Ma

il transito provocato delle idee antiche – e degli impulsi.

[…]

Chi arrestava i sintagmi sazi nel sortilegio della consistenza

usava lo spirito senza rimedio nel momento indecisivo

come un compasso disadatto, non esperto, così non si poteva

agire più niente, più, ombra ferita e riferita, proiezione

senza essenza, così che speculare sul comune tedio

un gioco parve, e ogni attimo-fonema

ancora oggigiorno sfiora guerra e tempo consumato, e il peso

corrompe dell’ombra dei tramiti dell’essenza.

[…]

E non per questo celebro coscientemente il germe

sepolto, al di là,

e celebro l’etimo corroso dalle iridi foniche,

l’etimo immaturo,

l’etimo colto,

l’etimo negli spazi avariati,

nei minimi intervalli,

nelle congiunzioni,

l’etimo della solitudine posseduta,

l’etimo nella sete

e nella sete idonea alle fossili rocce illuminate

dalle fosforescenze idumee, idolo di Amorgos!

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Flavio Ermini

 

La sostanza originaria dell’alba (estratti)

 

 

«celebro coscientemente il germe sepolto» scrive Emilio Villa in una delle sue poesie più significative,  Linguistica, vera e propria dichiarazione di poetica in versi, inclusa nei testi raccolti in E ma dopo, pubblicati nel 1950, ma probabilmente scritti, come le poesie di Oramai (1947), tra il 1936 e il 1945. «celebro coscientemente il germe sepolto» scrive Emilio Villa. Gli fa eco Empedocle quando racconta l’irruzione dolorosa e felice delle origini nella memoria: «Fui un tempo fanciullo e fanciulla, arbusto / e uccello e muto pesce nelle onde salate». Dal «germe sepolto» giunge una spinta polimorfica. Sarà consentito alla parola poetica – la parola più vicina alla parola originaria – di risalire fino al principio? fino alle «fossili rocce» e ai «giorni acerbi»? Ecco la questione che viene posta da Villa in tanta parte della sua opera, ma – nello specifico – soprattutto in Linguistica, dove la questione viene approfondita con una nuova domanda: fino a dove ci porterà questo risalire insistito verso le origini? […] Abbiamo sempre pensato l’inizio come il passaggio dal caos alla forma. Ma l’inizio non ha molto a che fare con le sculture cicladiche del 2700 a.C. Le loro braccia conserte segnalano ben altro. Amorgos registra ben altro, ribadisce Villa. Registra che il vero inizio è caos; il caos che precede le realizzazioni plastiche dei primordi, il caos che può rivelarsi indomabile, e che ancora oggi è presente nel sottosuolo della storia, così come osserva Nietzsche. Quel caos giunge dal sottosuolo della storia a dirci che l’ordine estetico, lungi dal segnalare l’inizio, giunge a chiuderne l’esperienza. Ecco cosa segnalano quelle braccia conserte… Villa si spinge nella direzione di un passato remotissimo, prima della costituzione di una forma. Procede in senso filogenetico e in senso ontogenetico. Nel suo moto a ritroso, un retrocedere che tanto assomiglia a un costante avanzare, non trascura né le origini del linguaggio – per mettersi su tracce pre-linguistiche –, né la dimensione del rimosso dalla vita cosciente. Si affida a parole e a suoni inaudibili per dire qualcosa del «ben altro» delle origini o, quanto meno, per dire se sia possibile farlo. Nel suo immergersi nell’archeologia dell’espressione, Villa si affida all’energia che sembrano tuttora emanare le forme plastiche dei primordi, ad Amorgos. […] L’«idea massima del pericolo» è insita nella ricerca di Villa quando ci rivela che l’esordio della vita non costituisce un inizio puro, ma dietro di esso vi è qualcosa di più remoto. In quell’indistinto – cui Anassimandro dà il nome di Apeiron – c’è l’apertura di tutto l’essere, c’è l’unione con le forze che reggono il mondo. Sarà proprio tra l’Apeiron e l’inizio della storia che Vico porrà un’urna cineraria. […] Non si va da nessuna parte con le «testimonianze storiche» ci avverte Villa. Se vogliamo che «germogli intatto» lo spirito delle origini, è necessario andare oltre l’urna cineraria, a ritroso, risalendo la caduta, verso l’indistinto e il caos arcaico. L’uomo, ci ricorda Benjamin, è stato fatto di terra. Solo in seguito gli è stato “soffiato” il dono della lingua. Ed è proprio a quella terra che bisogna risalire. Si giunge fino all’urna cineraria, lì dove inizia l’ingens sylva, fino all’idioma primordiale, edenico. Ma, da lì in poi, per incamminarsi nella “terra” della quale siamo fatti, è necessaria una lingua nuova, preverbale. […]

(entrambi i testi si possono leggere nella loro versione integrale in

AA.VV. Paraboliche dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa)

Vedi indice

https://parabolichedellultimogiorno.wordpress.com/2014/01/29/paraboliche-dellultimo-giorno-indice/

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Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Indice

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AA.VV. Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – per Emilio Villa
antologia di prosa, poesia e saggistica a cura di Enzo Campi

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