Dome Bulfaro

Un anno per Villa – Eventi – Milano

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Letteratura Necessaria – Azione N° 54

“Un anno per Villa”

Sabato 20 Settembre 2014 ore 21.00

Galleria Ostrakon, via Pastrengo 15, Milano

Nell’ambito della rassegna Tu se sai dire dillo

dedicata alla memoria del poeta Giuliano Mesa (1957-2011)

ideata e curata da Biagio Cepollaro

 

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Questo evento viene contrassegnato come il primo dei “gesti finalizi” del progetto Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa, ideato e curato da Enzo Campi e inaugurato a Castelfranco Emilia (MO) il 22 Settembre del 2013. Il progetto comprende la realizzazione dell’omonimo volume collettaneo edito da Dot.Com Press – Le Voci della Luna, da una serie di eventi live che hanno attraversato l’Italia, da Torino a Napoli, passando attraverso Monza, Milano, Parma, Bologna, Verona, Padova, Venezia, Roma, e dalla creazione di un sito dedicato ad Emilio Villa.

 

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Il programma della serata comprende

interventi e letture di Dome Bulfaro, Jacopo Ninni, Daniele Bellomi

la performance Vanità Verbali, con Gerardo De Stefano

un dialogo-bilancio tra Enzo Campi e Biagio Cepollaro

Risalire all’indietro, un video-intervento di Stelio Maria Martini

il recital le mûra di t;éb;è

con Martina Campi, Mario SboarinaFrancesca Del Moro, Enzo Campi

 

 

Emilio Villa

 

 

 

 Il programma completo della rassegna

 

La Galleria Ostrakon ospita, tra il 18 e il 20 settembre 2014, la terza edizione della rassegna Tu se sai dire dillo, dedicata alla memoria del poeta Giuliano Mesa (1957-2011) e ideata da Biagio Cepollaro. Anche quest’anno l’attenzione è rivolta a poeti importanti e radicali del ‘900 ancora poco conosciuti come Gianni Toti (1924-2007), tra l’altro pioniere della video poesia in Italia di cui viene presentata per la prima volta l’intera opera in versi curata da Daniele Poletti; Emilio Villa (1914-2003), precursore delle neoavanguardie,in nome del quale si sono svolte nel corso dell’anno molte iniziative promosse da Enzo Campi, e Paola Febbraro (1956-2008), poetessa prematuramente scomparsa intorno alla cui opera parleranno Anna Maria Farabbi ,Viola Amarelli e Giusi Drago. Ad arricchire il programma vi è la presentazione dell’ambizioso progetto Phonodia, curato da Alessandro Mistrorigo della Ca’ Foscari di Venezia, relativo ad un archivio di voci di poeti di tutto il mondo. Infine sulla questione della critica letteraria oggi verterà una conversazione tra Luigi Bosco e Lorenzo Mari, redattori del blog In realtà, la poesia, e Luciano Mazziotta.

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Per Emilio Villa – Eventi – Milano (2)

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Letteratura Necessaria – Azione 46

Venerdì 6 dicembre ore 21
LIBRERIA POPOLARE DI VIA TADINO
Via Tadino 18, MILANO

Parabol(ich)e Dell’Ultimo Giorno per Emilio Villa
Dot.Com Press – Le Voci della Luna edizioni, 2013
antologia di prosa, poesia e saggistica a cura di Enzo Campi

Reading con

Paolo Zublena, Francesco Marotta, Biagio Cepollaro
Nicola Frangione, Dome Bulfaro, Jacopo Ninni, Enzo Campi

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Nelle foto Paolo Zublena, Dome Bulfaro, Biagio Cepollaro
Jacopo Ninni, Francesco Marotta, Nicola Frangione

 

*

 

Emilio Villa

Radix

 

Inspicua ergo hieroglyphica radix
radicitus, ingluties anxiae
vocis caverna in hiatu superno,
sphaera oculi extra orbitas efflante,
os uti nitidum nidum aetheris
postumi revolvens nictatur, raris
radii sine fune nec fine propulsum,
funere ratum, usquedum haec omnia
[m]oriuntur, parietes mundi parient
gradus imaginarios, omni onere impedente
soluto varient: fabula et bufala
complexae sunt se, risusque
verba scandit obliqua, fractus,
non homogeneus, angustior.

 

(Da Verboracula, 1981)
 

la me ga scrito (III)

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Estratti da
Dome Bulfaro
“Oratura di Emilio Villa – Ovvero La me ga scrito (III) come te va ga dito?
in AAVV, Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa
Dot.com Press, Le Voci della Luna, 2013

 

 

[…]

5- Mediazione archetipale ed etica del fallimento

 

L’opera di Emilio Villa ha il dono di riaprire il capitolo dei processi di mediazione simbolica e fa riesplodere il problema del ruolo del poeta rispetto alla propria comunità: «i filamenti intorbidavano l’agua, l’agua / svolazzanti, nuotanti, si battevano nel deserto erratico / dio, che lezione! / il bisbiglio innamorato, nel nascere idrogenico / ti telefonano dentro, ti telefonano anche gli attimi / materna Wies-vies-baden, ehm, insomma / oh, disgrazia, il ruolo, il ruolo! / capisci? []»

Il griot in Africa, ne ho avuto di recente conferma ascoltando dal vivo il senegalese Ablaye Cissoko, è un mediatore non solo tra cielo e terra, fra mondo degli spiriti e mondo degli uomini ma può esserlo anche fra un generale che ha appena perso la guerra e il suo re che vorrebbe condannarlo a morte o tra famiglie che vorrebbero appacificarsi dopo un litigio ma che necessitano di un mediatore per riavvicinarsi. La crisi del ruolo del poeta nella società contemporanea è figlia dell’incapacità da parte del poeta di non avere più la consapevolezza di incarnare questo Hyphen[1] (Tania van Schalkwyk) e del non sapere più definire il proprio ruolo di mediatore tra chi o cosa. Il poeta del Novecento, assoggettato alle logiche ristrette della carta stampata, ha obliato non solo il suo ruolo di mediatore, ma nel contempo ha perso la capacità di svolgerlo con un “fare” intermediale. Emilio Villa riscopre, in quanto mistagogo, l’archetipo del poeta mondato dalle sovrastrutture culturali, inspecie quelle di natura confessionale. Scrivono Luciano Caruso e Stelio Maria Martini: «Diremo allora che tutto il discorso linguistico villiano si può intendere come emanazione di un nucleo culturale archetipo, costituito dal sacro-corpo-sesso che, se non fosse sacro, appunto, potrebbe essere sostituito da qualunque altro fenomeno assunto come nucleo. Ora, questa stessa sacralità di cui appare circondato nell’opera villiana codesto nucleo, si riflette sull’officiante e sull’officio del culto e per questo il primo riceve veste di mistagogo, come abbiamo detto, e il secondo, cioè la materia del verbum e del signum, proprio per il suo magico-rituale, si offre intercambiabile ed equivalente in ogni suo frammento, interiezione o vocabolo di scarto, compresi quelli di derivazione anatomico-chirurgico-farmaceutica».[2]Ora il Villa, mediatore tra storia e mito, diversamente da molti suoi sodali pittori riconosciuti già in vita Maestri e in tempi relativamente brevi (si pensi a Fontana, Burri, Capogrossi, Manzoni, Matta, Newman, Twombly, De Kooning, Pollock…), risulta ancora oggi figura marginale, nonostante molti artisti avessero identificato in Emilio Villa un Maestro (non sempre, a dire il vero, palesandolo). Villa incarnava il proprio ruolo di mediatore culturale non certo da critico d’arte classico. Per dirla con Leonardo Sinisgalli «Villa [] faceva da allenatore, da provocatore, da apostolo dei compagni»[3] di arti visive.

Villa, quale sacerdote del Sapere, Maestro d’Arte e di vita, appare oggi particolarmente indigesto più che negli anni in cui ha operato, perché decenni di settorializzazione hanno prodotto generazioni incapaci di leggere anche in modo analogico e alogico il mondo e i linguaggi artistici che esteticamente lo interpretano e lo re-inventano. La materia informale, l’inafferrabilità del rito, l’intermedialità linguistica rendono oggi la scrittura di Villa, inaccessibile ai più. Nonostante siano trascorsi almeno quarant’anni dalla sua composizione, un’opera come La me ga scrito (III) risulterebbe alle scuole superiori piuttosto impraticabile. Colpisce che il Villa risultasse ostico anche allo stesso Sinisgalli, che pure lo praticava: «Ho sempre visto in lui una specie di rabdomante che sapeva trovare le vene d’acqua sepolte sotto i terreni più aridi. Come poeta mi riusciva indigesto, specie quando portò a maturazione il suo sistema compositivo, la sua lingua di Babele. Non ce la faccio a stargli dietro per più di una decina di lasse; quell’empito confuso, eruttivo, oracolare mi dà alla testa. Il suo liquore è troppo forte per il mio stomaco e le mie meningi.»[4]

Eppure, per quanto Emilio Villa possa risultare di primo acchito un “iperintellettuale” (Caruso) indigesto (mi si passi il termine), e a basso tasso emotivo (quindi poco empatico), per quanto la sua scrittura sia “iper-sperimentale” (Martini), per gli studenti e insegnanti di oggi ritornerebbe esemplare non solo in termini di libertà di sguardo e azione ma per quell’etica del fallimento, dico provocatoriamente, che lo ha caratterizzato. Emilio Villa è come se non avesse subito il fallimento, inseguendo vanamente il successo, ma l’avesse praticato e perseguito. Con lucida volontà, testimoniano in molti, si è tenuto a debita distanza da qualsiasi logica di mercato, logica editoriale, logica professionalizzante e classificante. La sua posizione volutamente defilata non fa che evidenziare l’atteggiamento non conformista rispetto alla cultura ufficiale.             Tra le composizioni di Villa e il suo modus vivendi c’è una corrispondenza inequivocabile che eleva questo autore a modello culturale che non dico debba essere emulato in concreto dagli studenti (di Emilio Villa ce n’è uno), ma sarebbe bene lo si interiorizzasse quale modello culturale capace di perseguire idee e progetti di enorme portata, nella totale consapevolezza che questo babelico impegno profuso non gli procurerà alcun riscontro immediato se non, vi pare poco, la totale libertà d’esistere. Villa accetta di camminare sull’orlo del fallimento per fecondare di nuovo significato, effettivamente e continuamente, se stesso e il mondo. Alla sua figura va riconosciuto un ruolo di nuovo mito nel nostro immaginario personale e, spero, anche collettivo.

L’immensa opera poetica di Emilio Villa è ancora in parte inedita e dispersa in edizioni private e riviste misconosciute, al pari del suo immane lavoro svolto intorno alle arti visive e come traduttore. E allora, nonostante l’affastellamento di piccoli e grandi ostacoli che si frappongono tra noi e l’opera villiana, come trasformare nella scuola di oggi Emilio Villa in un classico del Novecento? Forse la sua versatile commutazione dei codici, che vale anche tra dialetto e idioma nazionale, come tra differenti linguaggi artistici, se ben canalizzata potrebbe dimostrarsi l’interfaccia ideale con le giovani generazioni contemporanee, potrebbe costituire la botola che permetterebbe l’accesso e l’apprendimento della commutazione tra codici e sistemi linguistici prima, e tuffo à rebours nella sorgente della parola poi.

La sua poesia ha in sé una “tensione tautologica” (Spatola) che non è né nichilista né tanto meno autodistruttiva. Anzi è propositiva e partecipante. Come chiarisce lo stesso Spatola «La poesia di Emilio Villa dispiegandosi nell’arco di vari decenni, e sempre in modi stratificati e tecniche compresenti ha avuto ed ha di solito come caratteristica più evidente quella di non essere « autonoma » ma, almeno nella maggior parte dei casi, « partecipante » al lavoro di altri, abitualmente pittori e scultori: si badi, non come semplice esegesi di un’attività già chiusa e determinata ma, ripetiamo, come partecipazione, possibilità delle possibilità»[5]. La quasi certezza del fallimento, così come l’idea che l’opera di Villa prescriva una cooperazione, ci libera come interpreti dall’ansia da prestazione, ponendoci in una posizione di relativa serenità.

6- Prima applicazione dell’etica del fallimento

L’oratura in quanto Arte traduttoria del testo è sempre o conservativa, e cioè a servizio della poetica dell’autore del testo, o germinale, e cioè asservita alla poetica dell’interprete. Conoscere la datazione dell’opera, specie in caso di oratura conservativa, è rilevante. Sappiamo però che, vista la semiclandestinità di molte sue pubblicazioni e vista la galassia di contributi non solo artistici offerti da Villa, la reperibilità di dati esatti è problematica. L’oratura delle poesie di Emilio Villa è al contempo estremamente semplice quanto inafferrabile. È vero che ogni testo villiano fa storia a sé, d’altro canto è vero anche che se una certa “litania ostinata” (Spatola), una “dinamica accanita”, uno “humor impenitente”, sembrano elementi trasversali alla sua poesia.

Ad esempio, per quanto possa apparirvi scelta di dizione scontata, se volessimo provarci nell’oratura di Letania per Carmelo Bene basterebbe seguire le indicazioni racchiuse nel titolo: una litania che assecondi i dettami oratori del maestro Bene. Le poesie del primo periodo villiano offrono appigli piuttosto sicuri: con Di volt, una lüsnada (1937), nel rispetto prosodico del testo, ci si potrebbe tranquillamente appoggiare al parlato milanese; oppure Senza armonia (1950), invita ad una interpretazione oracolare.

Ma quando, in definitiva, il linguaggio di Emilio Villa è così stratificato e complesso, inafferrabile, com’è nel caso di La me ga scrito (III), il testo come “te va ga dito”? Fa molto piacere, dopo verbose pagine di riflessione, sapere che non si sia concluso assolutamente “Niente” e che qualunque oratura si riuscisse a proporre, sarebbe comunque e sempre un lieto fallimento.

[1] Tania Van Schalkwyk, Hyphen, Electric Book Works, 2009

[2] Luciano Caruso e Stelio Maria Martini, Emilio Villa. In “Uomini e idee”, 1975,  p. 7

[3] Leonardo Sinisgalli, Due parole di saluto. In “Uomini e idee”, cit. p. 54

[4] Ibid. p. 54

[5] Adriano Spatola, Cosmogonia «pubblica» e «privata» in Emilio Villa, in “Uomini e idee”, cit. p. 55

Per Emilio Villa – Eventi – Padova

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Letteratura Necessaria

Azione 52

Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa

 

Domenica 11 Maggio ore 21.00

Grind House Club

Via Longhin 53

PADOVA

con

Laura Liberale

Gerardo De Stefano

Giovanna Frene

Chiara Baldini

Jacopo Ninni

Mario Sboarina

Martina Campi

Francesca Del Moro

Enzo Campi

e con (in video)

Dome Bulfaro

 

 

 

« La grande domanda è quella che vuole conoscere come avviene il trapasso, nel caos dei dati giunti fino a noi, come una risacca, in un amalgama fonetico baluginante ma senza luce ferma e fisso riverbero, il trapasso, in diagonale, da mito a concezione cosmologica, da mito a teologia, da mito a leggenda, e da storia a mito o da mito a storia; o non forse trapasso mai, ma come si determina il flusso degli incroci e degli attriti: una peripezia di cicli, di parabole, di invenzioni, di aperture, di inclinazioni» (Emilio Villa)

 

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AA.VV. PARABOL(ICH)E DELL’ULTIMO GIORNO PER EMILIO VILLA

 

Dot.Com Press – Le Voci della Luna edizioni, 2013

 

antologia di prosa, poesia e saggistica a cura di Enzo Campi

 

contributi critici, operazioni verbovisive e scritti dedicati di

Daniele Bellomi, Dome Bulfaro, Giovanni Campi, Biagio Cepollaro,

Tiziana Cera Rosco, Andrea Cortellessa, Enrico De Lea, 

 Gerardo De Stefano, Marco Ercolani, Flavio Ermini

 Ivan Fassio, Rita R. Florit, Giovanna Frene, Gian Paolo Guerini

Gian Ruggero Manzoni, Francesco Marotta, Giorgio Moio, 

Silvia Molesini, Renata Morresi, Giulia Niccolai, Jacopo Ninni,

Michele Ortore, Fabio Pedone, Daniele Poletti, Davide Racca,

Daniele Ventre, Lello Voce, Giuseppe Zuccarino, Enzo Campi

 

Il volume comprende un’antologia di testi di Emilio Villa

 

*

 

Questo volume rappresenta il plusvalore cartaceo di un progetto ad ampio raggio, curato dal Collettivo “Letteratura Necessaria”, che intende ricordare e veicolare le opere di Emilio Villa attraverso una serie di iniziative che prenderanno vita e forma negli eventi realizzati dal vivo e nella divulgazione, in rete, di scritti, contributi critici e storiografici. Il progetto si è già consolidato dal vivo, nel 2013, con una serie di passi di avvicinamento, attraverso letture, recital e riflessione critiche. Da settembre in poi è stata realizzata una serie di eventi che hanno toccato le principali città italiane. Tra reading, performance, conferenze, videoproiezioni, seminari, installazioni, mostre, il progetto si svilupperà lungo tutto l’arco del 2014 (anno del centenario della nascita di Villa) e prevede il coinvolgimento, a vario titolo, di circa un centinaio di autori e artisti.

 

Per Emilio Villa – Eventi – Venezia

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Letteratura Necessaria

 

Azione 51

Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa

 

Sabato 10 Maggio ore 19.00

Giudecca 795 Art Gallery

Fondamenta S. Biagio 795

VENEZIA

Organizzazione Julian Zhara, Gerardo De Stefano, Enzo Campi

con

Davide Racca

Gerardo De Stefano

Giovanna Frene

Jacopo Ninni

Mario Sboarina

Martina Campi

Francesca Del Moro

Gerardo De Stefano

Enzo Campi

e con (in video)

Dome Bulfaro

 

*

 

« La grande domanda è quella che vuole conoscere come avviene il trapasso, nel caos dei dati giunti fino a noi, come una risacca, in un amalgama fonetico baluginante ma senza luce ferma e fisso riverbero, il trapasso, in diagonale, da mito a concezione cosmologica, da mito a teologia, da mito a leggenda, e da storia a mito o da mito a storia; o non forse trapasso mai, ma come si determina il flusso degli incroci e degli attriti: una peripezia di cicli, di parabole, di invenzioni, di aperture, di inclinazioni» (Emilio Villa)

 

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AA.VV. PARABOL(ICH)E DELL’ULTIMO GIORNO PER EMILIO VILLA

 

Dot.Com Press – Le Voci della Luna edizioni, 2013

 

antologia di prosa, poesia e saggistica a cura di Enzo Campi

 

contributi critici, operazioni verbovisive e scritti dedicati di

Daniele Bellomi, Dome Bulfaro, Giovanni Campi, Biagio Cepollaro,

Tiziana Cera Rosco, Andrea Cortellessa, Enrico De Lea, 

 Gerardo De Stefano, Marco Ercolani, Flavio Ermini

 

Ivan Fassio, Rita R. Florit, Giovanna Frene, Gian Paolo Guerini

Gian Ruggero Manzoni, Francesco Marotta, Giorgio Moio, 

 Silvia Molesini, Renata Morresi, Giulia Niccolai, Jacopo Ninni,

Michele Ortore, Fabio Pedone, Daniele Poletti, Davide Racca,

Daniele Ventre, Lello Voce, Giuseppe Zuccarino, Enzo Campi

 

Il volume comprende un’antologia di testi di Emilio Villa

 

*

 

Questo volume rappresenta il plusvalore cartaceo di un progetto ad ampio raggio, curato dal Collettivo “Letteratura Necessaria”, che intende ricordare e veicolare le opere di Emilio Villa attraverso una serie di iniziative che prenderanno vita e forma negli eventi realizzati dal vivo e nella divulgazione, in rete, di scritti, contributi critici e storiografici. Il progetto si è già consolidato dal vivo, nel 2013, con una serie di passi di avvicinamento, attraverso letture, recital e riflessione critiche. Da settembre in poi è stata realizzata una serie di eventi che hanno toccato le principali città italiane. Tra reading, performance, conferenze, videoproiezioni, seminari, installazioni, mostre, il progetto si svilupperà lungo tutto l’arco del 2014 (anno del centenario della nascita di Villa) e prevede il coinvolgimento, a vario titolo, di circa un centinaio di autori e artisti.

 

Per Emilio Villa – Eventi – Monza

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Giovedì 5 dicembre alle ore 21
GALLERIA VILLA CONTEMPORANEA
Via Bergamo 20, MONZA

Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa

con
Jacopo Ninni, Daniele Bellomi,
Dome Bulfaro, Paola Turroni, Enzo Campi

Evento realizzato da
Galleria Villa Contemporanea, PoesiaPresente,
Letteratura Necessaria

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La me ga scrito (III) come “te va ga dito”?

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Emilio Villa

La  me  ga  scrito  (III)

un’idea così, un’ideina, un’idea di sesso lì per lì, quasi di straforo
di pene in meglio ci piace ciciarare eccetera
con la voglia di gremirci dentro dentro
se la ci puzza molti anni addietro
nei minuti meno lunghi
ho sempre lassiato che tu dicessi: ‘errore,
errore di sbaglio, non uso ormai più, più, basta,
ecco, son guasta, così, è sacro, è una
enorme fatica, senza sicurezza, con colpa
che ti sbatte addosso l’altro, se ci mette l’occhio,
se c’infila dentro il dito, il naso, lo recchio,
chiamando, chiamando, revocando, perché
che cosa evochi, diglielo diglielo, lo scrivo
sul quadernetto, con foga di dirglielo,
e per cappire per soddisfare la colpa, per
tagliare la polpa, così scrivo, prima che
lui rincasi distaccato dalle sue voglie,
stravaccato nella sua adolescenza, frugando
di sotto, grattando, eheh, uhuh
e ce l’ha là al ragù, al sugo de mussa
ti sorprendo a salvaguardarti
e a tagliare a pezzi la formicola
ma se mi tira la gandula,
va là gandula!
e, di sporco, che boiate
che dici, che ci dicci dunque, dicci
come ipotesi
stralunante, e
vagga, va, vacca,
vava a la banca,
col danaro in coscia,
de coscia, e aspira
il macubà, tabacco
d’isportazione, ispirato
nell’albero natio!
nell’albergo natio!
casta fogna!

[…]

l’emoglobina l’elettrochoc
ma métteteci una pacetta santa
ch’io mi sento quanto meno
quanto più in perfetto disordine
eh!
che dose e quale,
e quante dose
me ne dai,
me ne darai,
nunc et in hora,
ora, sbora sbora,
che dose, quale, quanta di dose
e colei che si dovrà fermare
e che il suo periodo ritorna con fatica, a stento
e molto disinteressarsi del destino venereo
così lungo
che da qui e là
cià tempo di cambiare tempo
e di fare i sub tempi
della indigestione ultima, perenne
e ti scrivono tutte le isole
sulla superepidermide
a sudar nelle balle lustre d’amor
a andar su tutte le fotte
a fotte a fotte su tutte le furie
anamechanical suspensory
chi sa afferrare il Dubbio?
galvanizzare il cazzo dabbolo
trotrop decomplex dracines
tratra
truantrop
antrop
Deus Caleçon
Deuslip
est un Patron Facile
Deus Soutien-Gorge
Deus Jarrettelle
est un Patron Facile

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 Dome Bulfaro 

Oratura di Emilio Villa.

Ovvero La me ga scrito (III) come “te va ga dito”?

 

L’andamento poematico, composto da 278 versi, si apre minimizzando la ragione demiurgica di questo testo, con un minuscolo “nulla di che” in un italiano prosaico «un’idea così, un’ideina, un’idea di sesso lì per lì, quasi di straforo», un italiano che a Milano si adotta tanto per “ciaciarare eccetera”. Si sviluppa con un lungo godurioso excursus che scarliga tra senso e nonsense della parola come tra divagazione e peregrinazione nel verbum che si fa e disfa in un corpus tanto personale da essere universale. Si conclude con uno spogliarello latin-francese che sancisce la mitizzazione di un assoluto “nulla di fatto” della parola stessa, dove il termine latino “Deus”, impiegato nella chiusa in forma di anafora liturgica, eleva a stato di divinità maiuscole i capi (“Patron”) d’abbigliamento nominati in francese. Questa spoliazione “Facile” degli indumenti «Nunc et in hora, / ora, sbora sbora,» inscena la celebrazione dell’avvenuta notte di nozze degli opposti: del basso con l’alto, del sacro col profano… «Deus Jupe / Deus Caleçon / Deuslip / est un Patron Facile / Deus Soutien-Gorge / Deus Jarrettelle / est un Patron Facile».

[…]

Partiamo dal sapere che, – Carmelo Bene a parte – un’oratura è significativa, in quanto traduzione orale di una scrittura interpretata ad alta voce, laddove si fa messaggera pregnante di una verità per mezzo della voce, nella consapevolezza che all’interno di una scala tautologica, la voce sia un gradiente del messaggio. Il problema sta nell’individuare quale verità pregnante servire e con quale voce inverare ogni singolo verso. La me ga scrito (III) è un testo che pretende una resa incondizionata e chiarisce fin dalla prima lettura che qualsiasi sia la caratura dell’interpretazione (persino se fosse di Carmelo Bene, non me ne voglia Villa), si dovrà contemplare un parziale se non totale fallimento. Il compimento del fallimento, qui inteso come nota di merito, è scritto nel DNA dei testi di Emilio Villa i quali si presentano ad una prima impressione come dedali di n possibilità di x possibilità interpretative dove semantica, fonetica e iconografia della parola si rimandano come in un gioco di specchi riflessi in altri specchi: “Al di là dell’anima ogni cosa è specchio” (Villa). Ad una seconda lettura il dedalo cede il passo ad uno scenario non più caleidoscopico ma labirintico. Nel labirinto, dove è possibile solo andare avanti o retrocedere,ogni cosa raddoppia o si spezza: il caos primordiale si misura con lo sforzo di ordinarlo – in questo caso tramite la parola – in una cosmogonia.

[…]

Il tentativo di smontare in pezzi La me ga scrito (III) per “cappire” come funziona il congegno produce come primo unico risultato la propria scomposta disintegrazione in mille pezzi. È come voler comprendere la litania centrifuga di una lavatrice dallo studio meccanico di ogni suo componente. La parola è continuamente sollecitata da Emilio Villa a mostrare per solecismi la propria originarietà e ri-Genesi, attraverso un processo di negazione della grammatica, della sintassi, della codificazione linguistica e della retorica, conformi all’ordinario, alla norma che standardizza e usura il Verbo.

L’opera villiana anche laddove adotta una scrittura non visuale, azzera gli steccati classici della poesia. Il valore iconico, fonetico e semantico della parola viene commutato, fino al loro triplice esaurimento ed esautoramento, in simbolo gestante. Il disorientamento che si prova scaturisce da un lato dall’approccio sinestetico che il testo richiede: trattasi di scrittura/pittura d’azione da leggere con le orecchie, da guardare con la lingua, da ascoltata con gli occhi. Dall’altra perché calamita, “frana” l’ascoltatore verso le calamità a cui è sottoposta la parola, paralizzando prima di tutto il suo ruolo di hub semantico. Villa per dirla con Arrigo Lora Totino «è sempre disponibile a svincolare l’eufonia dal significato» così come è sempre disponibile a svincolare l’eufonia e il significato dal significante della parola, come testimonia la sua produzione di poesia visiva. Il discorso villiano essendo intraverbale, extraverbale, subverbale, metaverbale genera un’autocoscienza stratificata proprio in virtù del suo processo di viaggio verso il grado zero.

 

 

(entrambi i testi si possono leggere nella loro versione integrale in

AA.VV. Parabol(ich)e dell’ultimo giorno – Per Emilio Villa)

 

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Il volume può essere acquistato via email

info@dotcompress.it

 

 

 

Per Emilio Villa – Eventi – Bologna (2)

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Sabato 12 Ottobre ore 19
Spazio 100300 BOLOGNA
Parabol(ich)e dell’ultimo giorno-Per Emilio Villa 
con Giovanna Frene Gabriele Xella Martina Campi 
Gian Paolo Guerini Francesca Del Moro Mario Sboarina
e in video Dome Bulfaro 
a cura di Enzo Campi

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Foto di Orlando Callegaro, Valentina Gaglione, Enzo Campi

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Per Emilio Villa – Eventi – Castelfranco Emilia

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Domenica 22 Settembre ore 11

Biblioteca Comunale di Castelfranco Emilia (MO)

nell’ambito delle iniziative di “poesiafestival13”
sezione “assonanze”

LETTERATURA NECESSARIA – AZIONE 36

PARABOL(ICH)E DELL’ULTIMO GIORNO.
PER EMILIO VILLA

ANTEPRIMA NAZIONALE
con

Dome Bulfaro, Tiziana Cera Rosco 
Martina Campi, Gian Paolo Guerini
Jacopo Ninni, Mario Sboarina, Enzo Campi 

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AA.VV.

PARABOL(ICH)E DELL’ULTIMO GIORNO.
PER EMILIO VILLA

Dot.Com Press – Le Voci della Luna edizioni, 2013

antologia di prosa, poesia e saggistica a cura di Enzo Campi 

contributi critici, operazioni verbovisive e scritti dedicati di

Daniele Bellomi, Dome Bulfaro, 
Giovanni Campi, Biagio Cepollaro, Tiziana Cera Rosco, 
Andrea Cortellessa, Enrico De Lea, 
Gerardo de Stefano, Marco Ercolani, Flavio Ermini, 
Ivan Fassio, Rita R. Florit, Giovanna Frene, 
Gian Paolo Guerini, Gian Ruggero Manzoni, 
Francesco Marotta, Giorgio Moio, 
Silvia Molesini, Renata Morresi, Giulia Niccolai, 
Jacopo Ninni, Michele Ortore, Fabio Pedone, 
Daniele Poletti, Davide Racca, Daniele Ventre, 
Lello Voce, Giuseppe Zuccarino, Enzo Campi 

Il volume comprende un’antologia di testi di Emilio Villa.

***

Il volume può essere acquistato scrivendo a
info@dotcompress.it

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Nelle foto: Jacopo Ninni, Dome Bulfaro, Gian Paolo Guerini, Martina Campi

Per Emilio Villa – Eventi – Torino

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I quaderni di Oblom Poesia – Quaderno n. 1 – Emilio Villa

A cura di Fabrizio Bonci, Enzo Campi, Ivan Fassio

Presentazione del volume

Parabol(ich)e Dell’Ultimo Giorno per Emilio Villa
Dot.Com Press – Le Voci della Luna edizioni, 2013
antologia di prosa, poesia e saggistica a cura di

Venerdì 25  – Sabato 26 Ottobre 2013

Galleria Oblom

Via Baretti 28 TORINO  (altro…)