Traduzioni

Emilio Villa – Poesia è

poesia è evanescenza

 

poesia è condanna a vita, con libertà

sulla parola, liberté sur parole

 

poesia è guida cieca a un antico

enigma, a un segreto inaccessibile

 

poesia è trattazione dinamica e sussultoria

 

poesia è la più scampagnata cosmologia che noi possiamo

inalberare e agitare,

è una piccola (abregée) cosmogonia inconsapevole e

inconsutile, scucita,

strafelata, sdrucita

 

poesia è dimenticarsi

dimenticanza

 

poesia è se-parare sé dal sé

 

poesia è ciò che si lascia assolutamente fuori

 

poesia è svuotamento senza esaurimento

 

poesia è costrizione al remoto,

al non ancora, al non

adesso, al non-qui,

al non-là, al

non-prima né non-dopo

né non-adesso

 

poesia è sfondamento

 

poesia è bruciare – partorire nello stesso gesto vocale

 

poesia è l’esserci moltiplicato per

non esserci, ricordare

di transesserci di traverso

a spartiacque

 

poesia è misconoscimento di

non so bene che cosa

ma misconoscimento

 

poesia è impotenza infinita,

limpida, lucida, allucinata

 

poesia è intersezione

interiezione

intersezione

interruzione

 

poesia è una carognata

 

poesia è transito e esito

 

poesia è infusione e trans-fusione

 

poesia è memoria di ciò che non è

e che deve non-essere, cioè

è il Sé culminante, liminare

il Sé come cosmo incompiuto e

da non compiere mai

 

poesia è legare – slegare

 

poesia è la scena rituale della

infinita incertezza, della

inaccessibile Infermità

(Infirmitas)

 

poesia  è scorcio

scarto

strombo

sterro

 

poesia è culla – cuna

è cella – cruna

del Trans-Organo

del transorganico

dell’Indistinto

dell’In(de)terminato

 

poesia è la cenere

 

poesia è  diagonale

è vanvera

dentro il corpo manifesto

dell’Inesistente Universale

dell’Anenergico Globale

 

poesia è pigrizia irrigidita, con

un braccio appesa al ramo

dell’Albero della Scienza del

Bene e del Male; cioè

è una Scimmia che sta in

Brasile sempre appesa con un

braccio al ramo di un albero (è la Preguiça)

 

poesia è terrorismo nel dominio della lingua,

è scoppio nella clausura del linguaggio

 

è terrore sul fondo delle retoriche

 

poesia è liberazione dalla conoscenza,

fuga dal conosciuto

svincolo dalla meccanica

 

è insieme è caduta, sprofondo, nella

meccanica ripetitiva, ossessiva,

iterativa, che è anche la

meccanica del cenno, della norma,

del rito (dell’obbligo

stretto, della rima, del numero,

dell’essenza)

 

poesia è implosione del tempo – zero

e di grado in(de)finito

 

poesia è sfrenamento, sfaso, minaccia potenziale,

spacco, rapina, distruzione

 

poesia è scasso, squarcio, scuotimento

 

è l’urto tra forza

e misura che

tende a cancellare.

siamo proprio

infinitamente matti

 

la poesia è quasi tutto: cioè è tutto, meno

quello che veramente è

 

poesia è impermanenza incrociata con

trans-manenza

 

è impertinenza

 

poesia è scontro e incontro (spontaneo e

destinato) tra nevrosi e inconscio,

tra archetipo e Sé

anello monotono e perpetuo tra impulso

e ossessione

 

poesia è aggressione

 

poesia è fare spiragli, produrre crepe,

segnare filiture dentro il

sipario, dentro la Parete Sbarrata

 

poesia è lotta contro la notte

poesia è notte contro la notte

poesia è urto contro la voce

poesia è attrito con la pelle del Drago

 

poesia è così

è così e così

e così sia

 

 

**

 

Emilio Villa – Poesia è – 1989 (circa)

Il testo è contenuto in

The Selected Poetry of Emilio Villa

Traduzione e cura Dominic Siracusa

Contra Mundum Press Edition, 2014

 

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Stelio Maria Martini

Il 20 settembre del 2014, nel corso del primo dei “gesti finalizi” del progetto Parabol(iche) dell’ultimo giorno, ovvero nella serata denominata “Un anno per Villa”, veniva presentato in anteprima un estratto del video intervento Risalire all’indietro di Stelio Maria Martini, che fu realizzato dietro mia richiesta e che è incentrato sul suo rapporto di frequentazione pluri-decennale con Emilio Villa. Nell’attesa di poter caricare in rete le 4 parti di cui si compone il video, apprendiamo la notizia che Stelio Maria Martini si è spento ieri 01/03/2016 a Caivano (NA). Vogliamo semplicemente ricordarlo proponendo una sua traduzione di una delle poesie in latino che fanno parte del corpo testuale di Verboracula di Emilio Villa, espressamente dedicata al comune amico Luciano Caruso.

SMM

Emilio Villa, Charta musice
da Verboracula in id. Zodiaco
Roma, Empiria, 2000

Charta musice (1)
 
 
Locus adsiduus tonitruum viduusque nidus
excoriatur et inmitti videatur in unda
quasi locus-logos lacerque viventis:

charta tunc cantat, nec indormir illa,
crepitat charta, carmine cantat alato,
cantat ieiunia simula c nenia alia,

inania cantat atque onania vestra,
omina cantat necnon abomina omnia
inaudibilia cantat, conserit inguinalia mundi

musice sonitu, roratque noster lucianus,
charta frustata riget in aëre induto,
cordisque carinam charta aevi refrangit,

musicus strepitus haerens
crudus et incredulus error
aequoris fremit alterne revulsi;

grandula ergo charta substrepens orietur,
gratus glandulus meus atque horror
praeciens in nudam fluet altam:

credamus igitur in primum unumque fragorem,
unamque coronam discretam disorbitatam,
omneque per vulnera exire numen luciani:

rem rei carminat ultima caro,
caro puerenniter praetermissa natura
labirridentis luciani citati per auras.

Idem ac idem necnon id idem, isdemque tonus
superne relata coniungit: re quoque lata,
ecce iam sonuum fractus resplendit ignis,

arbor ecce musici oscitantis pavoris innumera petit,
pandit denuo res mota graduum extans,
versus sub versu vertice audax iacet aër:

choreola in hortus ortu stupenda recrescit
ubi mutum mutabit puerenne impetu vulnus
et tonitrus alibi tandem tacti creabuntur,

per quos suppedit et humida musica tota:
crura tunc crude conterat ille,
dum tubam cernui vos teneatis in ore

signum ad audiendum ultradictum renovandae
mentis, et neumata ablata subripiat eadem
corrupta milonga, quae chartam colludere iocis
et focis audiat ubique.

*

FINEMENTE SU CARTA

luogo assidio di tuoni, vedovo nido
si scuoia e sembra avventarsi nel tumulto
quasi luogo-logos e strazio del vivente:

allora appunto carta canta e non dorme,
crepita la carta, canta con carme alato,
canta digiuni insieme e nenie altre,

canta inanità, canta le vostre onanità,
auspici canta ed anche tutte le iatture
inaudubili canta, intreccia le anguinaie del mondo

sottilmente nel rumore, e stilla luciano nostro,
a brani la carta si leva nell’aria che la indossa
e ancora una volta la carta dell’evo infrange il naviglio del cuore,

persistendo lo strepito musicale
freme il crudele incredibile errore
dello specchio acquoreo interrotto qua e là;

un po’ più grande sorgerà allora la carta frusciante,
grato mio glàndolo e l’orrore
che predispone scorrerà nell’ignuda profonda:

crediamo dunque nel primo ed unico fragore,
nell’unica corona distinta e fuori d’orbita,
e che l’intera volontà di luciano si manifesti attraverso gli strappi:

l’ultima carne pettina la cosa della cosa,
la carne puerennamente passata oltre natura
nel clima del pince-à-rire di luciano:

ciò stesso stessissimo nonché lo stesso, il medesimo tono
celestialmente congiunge i riporti: ri proprio porti,
ecco, ora risplende il fuoco infranto dei richiami,

ecco l’albero cercare l’innumere della musicale
angoscia sbadigliante,]
rivelare ancora ciò che fu rimosso nei passaggi intermedi,
l’aria indiscreta rimanere confutata linea per linea nel vortice:

il balletto mirabile risorge, giardino alla sua nascita,
come di colpo muti la muta puerenne ferita
e alla fine creeranno tuoni puntualmente violati

per cui struoneggi tutto intero il concetto umoroso:
allora egli vi trituri crudelmente gli stinchi
mentre ve ne state proni con la tromba alla bocca

ad ascoltare il segnale ultradetto del rinnovamento
mentale, e la stessa disonorata milonga
si appropri dei segni della rapina e sottintenda la carta

che scherza con giochi e fuochi, dovunque.

(traduzione di Stelio Maria Martini)